Domande e risposte sui lavaggi nasali






LO SAPEVI CHE?

DOMANDE FREQUENTI

Q
Il pediatra risponde

DOMANDE E RISPOSTE

Come riconoscere i vari tipi di tosse?

La tosse non è una malattia, ma un sintomo dovuto a molte cause diverse e quindi quello che si deve cercare di capire in presenza di tosse è la causa del disturbo. Se ci sono altri sintomi presenti (febbre, congestione, presenza di catarro, particolari rumori all’ascoltazione del torace) è possibile sospettare una malattia infettiva delle vie respiratorie (influenza, raffreddore, bronchite acuta, polmonite) o un fenomeno allergico (asma). La tosse può essere di diverso genere e sapere di che tipo è può essere utile per indirizzarci verso la malattia più probabile. La tosse può essere: secca, stizzosa, senza catarro in caso di un’infezione virale iniziale, fumo o allergia; catarrale (fase che di solito segue quella stizzosa); abbaiante (tosse da foca o da cagnolino) in caso di laringite; con fischio o sibilo in caso di asma; convulsa (tosse violenta con accessi) in caso di pertosse. Se la tosse di tipo secco o catarrale si accompagna a muco giallo o verdastro e dura da più di due settimane, occorre sospettare una sinusite.

Nei bambini piccoli, soprattutto quelli che frequentano i nidi o le scuole materne, particolarmente nei primi anni, la tosse catarrale, nei mesi invernali, è la risposta alle prime infezioni virali (ricordiamoci che esistono più di 70 virus che causano il raffreddore e che l’immunità a questi infezioni non è permanente). Se il bambino è vispo, gioca, mangia e riposa regolarmente, anche se tossisce di notte, non bisogna preoccuparsi.

Come gestire la tosse nel bambino?

La tosse è un sintomo che infastidisce il bambino (non lo fa dormire, a volte gli provoca il vomito) e che preoccupa i genitori, ma in realtà è un meccanismo generalmente utile per eliminare il catarro. Il catarro (o muco) è una sostanza vischiosa prodotta da alcune ghiandole che si trovano nelle vie respiratorie, che è utile perché lubrifica le vie respiratorie, ingloba virus, batteri, sostanze irritanti e inquinanti facilitandone l’eliminazione da parte di cellule, come i globuli bianchi.

Quindi il catarro anche se può essere fastidioso, non va mai represso, ma va reso fluido per favorire l’eliminazione con i colpi di tosse. Talvolta il bambino vomita sotto il colpo di tosse e nel vomito si può vedere anche del muco. Non ci si deve allarmare, in quanto il bambino ha eliminato in questo modo il catarro che si è prodotto. A volte si può osservare che il muco viene eliminato anche con le feci.

L’aerosol è utile? 

È importante aiutare il bambino facilitando l’espulsione del catarro, per esempio rendendolo più fluido. L’acqua è il più importante mezzo per fluidificare il muco e quindi in caso di tosse è consigliabile far bere molti liquidi meglio se caldi (per esempio tisane o latte dolcificati), fare i lavaggi nasali con fisiologica e fare aerosol con acqua fisiologica. Il miele, somministrato a cucchiaini, dopo il primo anno di età, specie prima di andare a dormire, possiede un’ azione calmante.

È importante anche umidificare l’ambiente?

Si, l’ umidità giusta è 40-60%), senza aggiunta di sostanze balsamiche che talora sono irritanti. L’umidificazione ambientale è particolarmente utile in caso di tosse abbaiante: l’ambiente saturo di vapore (per esempio il bagno con tutti i rubinetti dell’acqua calda aperti al massimo) assicura l’idratazione ottimale delle vie respiratorie.

Se il bambino o i genitori sono allergici alle muffe (acari)?

E’ meglio non umidificare l’ambiente per non favorire la proliferazione degli acari. È importante aerare bene gli ambienti: l’aria di casa deve essere sempre rinnovata. Eliminare l’esposizione al fumo è assolutamente una regola basilare. In caso di tosse, potrebbe essere necessario sospendere le attività sportive, in particolare all’aperto: l’aria fresca inalata rapidamente potrebbe scatenare l’accesso di tosse.

Quando è il caso di dare gli antibiotici?

Per quanto riguarda i farmaci che sciolgono il catarro (mucolitici) comunemente in commercio, la loro efficacia non è dimostrata, anzi una recente nota del Ministero della Salute ne sconsiglia l’uso sotto i due anni di età. Altri farmaci agiscono sul centro della tosse a livello centrale (prodotti che contengono codeina) e sono assolutamente sconsigliati nei bambini. Solo se la tosse è molto disturbante (tosse notturna che impedisce il sonno del bambino), può essere usato al bisogno un sedativo della tosse non di tipo centrale, sempre su indicazione del pediatra.

Normalmente la tosse catarrale si risolve in una decina di giorni. In alcuni casi però il catarro potrebbe depositarsi nell’orecchio e nei bronchi, dando origine a un’otite o una bronchite. In questi casi è utile una visita del pediatra, per valutare se è necessario iniziare una terapia antibiotica.

Quando è il caso di far visitare urgentemente il bambino?

È necessaria una visita urgente del pediatra in caso di tosse che si accompagna a una respirazione difficoltosa e se il bambino appare sofferente, se il bambino è piccolo e non riesce ad alimentarsi, se le labbra diventano bluastre durante l’accesso di tosse o c’è una febbre alta da qualche giorno.

Come comportarsi di fronte ad un bambino che inizia a tossire?

Quando un bambino inizia a tossire sono davvero tante le ansie che investono i genitori dal momento che le possibili cause possono andare dal banale raffreddore (come avviene spesso!) alla pertosse, dalla laringotracheite alla famigerata bronchite; o ancora, meno frequentemente, la tosse può dipendere da condizioni più gravi quali broncopolmonite o pleurite.

Le cause della tosse sono davvero tante ma in quest articolo esamineremo le CAUSE DI TOSSE DA POCHI GIORNI (detta anche tosse acuta durando essa da meno di 3 settimane). La tosse di lunga durata invece (cioè una tosse che dura ininterrottamente da oltre 3 settimane) sarà oggetto di un altro articolo che verrà pubblicato su questo sito. Ecco alcune utili nozioni che possono orientarvi nell’attesa della visita del vostro pediatra!

Tosse secca o tosse grassa?

E’ utile cominciare con un'importante distinzione:

- La tosse secca (o stizzosa) è un tipo di tosse fine a se stessa che si verifica in assenza di secrezioni e quindi “non smuove muchi"; essa è spesso molto fastidiosa, talora continua.

- La tosse grassa (o mucosa) è invece un tipo di tosse che ha un fine ben preciso e cioè “smuovere i muchi" accumulati a livello di bronchi e polmoni oppure, più spesso, a livello di ciò che la maggior parte di voi chiama genericamente “gola” (riferendosi, per la precisione, a faringe, laringe e trachea insieme).

Quando sospettare un semplice raffreddore?

Il raffreddore è certamente la più frequente causa di tosse nei bambini soprattutto quando il bimbo non soffia ancora il naso. Solitamente quando si tratta di semplice raffreddore accade spesso che la tosse è grassa e si scatena soprattutto quando il bambino è disteso (e quindi i muchetti dal naso gli “cadono” in gola dove si accumulano!); nel tentativo di liberarsi di questi muchetti dalla gola si può verificare che il piccolo in piena notte o di primo mattino inizi a tossire violentemente; queste “crisi” di tosse a volte durano anche qualche ora e possono culminare col vomito di muchi magari misti alla cena della sera prima. Dopo che il bimbo si è liberato di questo groviglio di muchi dalla gola, di solito la tosse si calma per alcune ore per poi riprendere quando si crea un nuovo accumulo.

Quando sospettare una tracheite o una laringotracheite?

Rappresentano altra cause abbastanza frequenti di tosse in bambini (ma anche in adulti!) che, come il raffreddore, si verificano soprattutto quando il clima è freddo, l’aria è secca e magari ci si scopre la notte o si cammina a piedi scalzi. Solitamente qui abbiamo tosse inizialmente secca e stizzosa che tende a “maturare” divenendo mucosa dopo 3-4 giorni; la tosse è quasi continua, molto fastidiosa. La differenza tra tracheite e laringotracheite è che in quest'ultima è coinvolta anche la laringe (cioè la zona più stretta delle vie respiratorie!) e qui  solitamente la tosse assume un tipico rumore "canino" (come se il bimbo abbaiasse!) o si verifica un abbassamento del timbro della voce; talora subentra difficoltà respiratoria (laringospasmo! ovvero la laringe si "stringe" chiudendosi!).

Nella maggior parte dei casi, trattandosi di infezioni per lo più virali, è possibile ottenere la guarigione con un’adeguata terapia aerosolica da concordare con il proprio pediatra in base alle caratteristiche del bambino, senza dover necessariamente ricorrere ad antibiotici per via orale. Sarà ovviamente il pediatra che visita il piccolo a decidere, qualora necessario, il momento più opportuno per iniziare antibiotici. Quando la tosse è molto frequente e stizzosa è infatti sempre raccomandabile far visitare il bambino dal momento che potrebbero essere anche altre le cause della tosse e talora più serie e meritevoli di terapia più aggressiva (che di seguito continuiamo ad elencare).

Quando sospettare una bronchite acuta?

Solitamente nella bronchite tosse è pressochè continua, insistente, e può essere sia secca che grassa, in base alla fase in cui ci troviamo. Contrariamente a quanto molti pensano, anche la bronchite è nella maggior parte dei casi di natura virale ed è quindi passibile di guarigione spontanea anche senza antibiotici! Essendo però un’infezione delle vie aeree più basse, è più probabile che si sviluppino sovra-infezioni batteriche con necessità di ricorrere ad antibiotici. Sarà dunque sempre il pediatra a valutare, sulla base della visita e delle caratteristiche del bambino, se è possibile attendere alcuni giorni per la guarigione spontanea senza antibiotici oppure se è necessario iniziare immediatamente antibiotici adeguati.

Quando sospettare una bronchite asmatica?

Si tratta di forme in cui oltre alla produzione di muchi bronchiali vi è anche una tendenza alla “chiusura dei bronchi” (in termini tecnici: broncospasmo o broncostenosi).In questi casi sarà sicuramente utile introdurre, su consiglio del proprio pediatra.

Quando sospettare la pertosse?

Nonostante l’esistenza della vaccinazione è comunque possibile per un bambino (ed anche per un adulto!) contrarre la pertosse in quanto è stato dimostrato che la protezione del vaccino tende a ridursi dopo 5-6 anni (per questo si fa un richiamo verso i 5 anni di età!). In caso di pertosse si assiste ad una prima fase(catarrale) difficilmente distinguibile da un comune raffreddore caratterizzata da muchi nelle alte vie respiratorie, talora un po’ di febbre e tosse mucosa. Dopo alcuni giorni subentra la seconda fase(parossistica) caratterizzata da violente crisi di tosse secca, stizzosa, a colpi ravvicinati che spesso si concludono col famoso “tiro” (cioè il bambino, dopo la fase di apnea dovuta alla tosse ripetuta tira dentro aria velocemente generando un peculiare rumore inspiratorio). Durante la crisi di tosse il piccolo appare spesso sofferente, volto gonfio, occhi arrossati di sangue e lingua protrusa. Le crisi di tosse subentrano con una frequenza che può variare da 4-5 volte al giorno (forme lievi) fino a 40-50 volte al giorno (forme gravi) tanto da richiedere ricovero e ossigenoterapia. Talora sono scatenate da stimoli banali come la risata o l’alimentazione.

Quando sospettare una broncopolmonite o polmonite?

Si tratta di infezioni respiratorie in cui è la parte più profonda delle vie respiratorie (cioè il polmone!) ad infettarsi e infiammarsi e diventare quindi più densa lasciando così meno spazio all’ingresso d’aria. Per intenderci: immaginate che il polmone è fatto normalmente da milioni di piccolissime “camerette rotondeggianti” (dette alveoli polmonari) nelle quali entra ed esce continuamente aria. In caso di broncopolmonite queste minuscole “camerette” collassano su se stesse e c’è meno spazio per l’ingresso di aria! Se la polmonite è molto grave ed estesa addirittura può accadere che il bambino si ossigeni di meno e possa richiedere ospedalizzazione. L’addensamento del polmone può avvenire nella parte iniziale di queste minuscole camerette (polmonite interstiziale) oppure nella parte finale e più profonda di queste (polmonite lobare).

E’ sempre presente la febbre nella polmonite?

ASSOLUTAMENTE NO. Nonostante sia spesso presente, la febbre non è una costante e non di rado si osservano bambini (o anche adulti!) con polmonite che risultano minimamente o addirittura per niente febbrili!

E’ sempre necessario fare le punture in caso di polmonite? 

ASSOLUTAMENTE NO. E’ ormai da anni dimostrato che gli antibiotici per via orale, qualora opportunamente aggiustati nel dosaggio dal vostro pediatra, possono GUARIRE in maniera completa la polmonite… tutto ciò ovviamente a patto che il bambino sia collaborativo e faccia bene la terapia! In caso contrario allora è meglio ricorrere alle siringhe.

E’ sempre necessaria la radiografia per confermare la polmonite? 

ASSOLUTAMENTE NO. Nella maggior parte dei casi basta una semplice visita pediatrica per  sentire col fonendoscopio che c’è polmonite ed avviare un'adeguata terapia antibiotica. Il vostro pediatra potrebbe scegliere di fare una radiografia del torace al bambino (sottoponendolo purtroppo a raggi!) soprattutto nei casi in cui alla visita si sospetta una forma particolarmente grave, una complicanza oppure se dopo 48 ore di adeguata terapia non si riscontri miglioramento!

Quando è utile la radiografia del torace in caso di tosse?

Non è sempre utile fare la radiografia del torace in presenza di tosse o altri sintomi respiratori. La decisione di sottoporre il bimbo ai raggi X (pratica non scevra da potenziali danni a lungo termine!) deve essere presa dal medico sulla base di criteri di:

  • Gravità dei sintomi
  • Sospetto di complicanze
  • Mancata risposta alle terapie prescritta
  • Caratteristiche individuali del bambino (storia clinica, patologie di base etc)

Bambino deve dormire sul lato?

Purtroppo anche in posizione laterale studi e statistiche ci descrivono una maggior incidenza di morte in culla. Se non altro anche perchè in posizione laterale il bimbo rischia di finire prono durante la notte non riuscendo più a rigirarsi. E se oltre alla morte in culla ci mettiamo a ragionare nuovamente solo sul rigurgito notturno, immaginando il bimbo della foto sottostante in posizione laterale è chiaro che la forza di gravità in tale posizione ancora non gioca a favore del bimbo facilitando l'ingresso in trachea del materiale gastrico. Tenendo il bimbo supino invece, una volta che il materiale gastrico avrà superato quel punto e sarà arrivato in bocca, magari aiutato anche da un pò di tosse, sarà stesso il bimbo che istintivamente per il disagio che avverte, girerà di lato solo la testa (e non tutto il corpo!) facilitandone la fuoriuscita anche dalla bocca.

Q
Lavaggi nasali: cosa sono, a cosa servono e chi può farli
LAVAGGI NASALI DONNA IN GRAVIDANZA Le problematiche di salute in gravidanza sono particolarmente noiosi e anche il più piccolo raffreddore è molto fastidioso perché, come ben sapete, non si possono assumere molti farmaci. Attenzione a non confondere però un raffreddamento con la rinite. I sintomi sono simili (naso chiuso, starnuti, prurito, occhi lacrimanti), ma l’origine è diversa. Questo disturbo colpisce il 60 percento delle donne in attesa. La rinite gravidica ha i sintomi di quelli di un raffreddore. I medici identificano questo malanno quando ci si trova in presenza di congestione nasale, ma non è in corso un’infezione né virale né batterica. E ovviamente si esclude anche l’origine allergica. La causa sono gli ormoni, che aumentano la vascolarizzazione e le secrezioni ghiandolari che causano il gonfiore della mucosa nasale e la sua congestione. È la stessa spiegazione che possiamo dare in caso di sanguinamento del naso, che come sapete in gravidanza è più frequente. Secondo gli esperti, si può assumere dell’acido ialuronico ad alto peso molecolare. L’effetto è abbastanza immediato: i sintomi migliorano velocemente e soprattutto si ha la sensazione di respirare meglio. Inoltre, l’acido ialuronico, che le donne già conoscono perché alla base di molti trattamenti di bellezza, è una sostanza naturale, presente nell’organismo e nella placenta. È di conseguenza innocuo per la mamma e per il bambino. Come sempre i responsabili sono gli ormoni, che sollecitano la mucosa del naso, la quale si gonfia e si congestiona. Non è un disturbo grave, considerando che durante la gestazione può dare davvero fastidio, ma poi al momento del parto scompare completamente. Ci sono casi, molto rari, che può provocare qualche lesione seria, per esempio ai turbinati, ovvero tre sporgenze ossee presenti nella fossa nasale. Quando si può manifestare? A partire dal primo trimestre (dalla decima settimana in poi) per tutta la gravidanza. Oltre all’innalzamento degli ormoni, questa situazione si crea anche per un incremento di flusso sanguigno (sappiamo che la produzione di sangue della mamma è decisamente più elevata del normale) a livello delle vie respiratorie. Non spaventatevi quindi se dovessero comparire anche episodi di epistassi. La cosa migliore comunque è quella di scegliere delle strade alternative, per ammorbidire le mucose e migliorare la respirazione. Usare i lavaggi nasali, un umidificatore nella stanza in cui dormite, potreste anche provare un aerosol con solo dell’acqua distillata. LAVAGGI NASALI NEONATO La salute del nasino è molto importante per i neonati, perché respirare bene è la prima difesa del bebè contro malesseri e infezioni; il naso non è solo un organo per il passaggio dell’aria ma anche un collegamento importante per tutte le vie respiratorie, quali orecchie, gola e seni paranasali. È evidente, quindi, che se il naso è disturbato dalla presenza di secrezioni ed infezioni non può funzionare bene, soprattutto nei neonati  nei quali i collegamenti tra naso ed altre parti sono ancora più diretti. Il naso ha anche la funzione di difendere l’organismo dalle aggressioni esterne, grazie alla mucosa, cioè il tessuto di rivestimento interno. Il nasino libero è un’ottima garanzia contro raffreddori e malattie delle vie respiratorie, infatti solo se la mucosa non è ostruita dal muco, può svolgere nel modo migliore il suo ruolo di difesa delle infezioni e delle irritazioni. Maggiori attenzioni devono essere prestati ai neonati perché fino al primo anno di età il piccolo respira quasi esclusivamente con il naso, e la sua ostruzione comporta lo scorretto apporto di ossigeno ai polmoni; inoltre, fino ai 3 anni di età il bambino non è in grado di soffiarsi il naso da solo, e quindi è più facile che il muco rimanga all’interno. Per tenere sempre pulito il nasino del bambini bisogna rimuovere il muco che si è formato, anche per facilitare il passaggio del virus e dei batteria gli organi confinanti. Il lavaggio consiste nell’introdurre nel naso del bambino un’apposita soluzione e farla passare da una narice all’altra, ammorbidendo le secrezioni e rimuovere il muco. LAVAGGI NASALI BAMBINO Il nasino pulito è presupposto fondamentale per la corretta respirazione del bambino e protegge il bebè contro i principali malesseri e le infezioni. Un eccesso di muco, infatti, può ostruire il naso e causare i tipici disturbi da raffreddamento e le infezioni delle vie respiratorie. Il naso è un organo  molto importante per i bambini, soprattutto i più piccoli: permette il passaggio, il riscaldamento ed il filtraggio dell’aria. E’ importante, quindi, che il naso sia sempre perfettamente pulito ed il muco in eccesso eliminato per non compromettere la funzionalità della mucosa nasale. Il modo più facile e diffuso per pulirsi il naso è soffiarselo spesso. I bambini, però, non sanno soffiarsi il naso ed imparano a farlo da soli solo verso i 6 anni. Per questo, ai bambini piccoli può essere utile effettuare i cosiddetti lavaggi nasali. Cosa sono i lavaggi nasali? I lavaggi nasali sono un metodo semplice ed efficace per mantenere pulito il nasino del bambino ed eliminare il muco in eccesso. Un lavaggio nasale consiste nell’immissione nel naso di una sostanza liquida, generalmente soluzione fisiologica nebulizzata, per pulire le fosse nasali ed eliminare il catarro stagnante. I lavaggi nasali sono molto importanti soprattutto per i neonati poichè respirano principalmente con il naso e sono più soggetti ad infezioni delle vie aeree. L’importanza del naso pulito per i lattanti emerge soprattutto durante la poppata: il bambino ha la bocca occupata e la respirazione con il nasino è l’unica possibile. Il lavaggio nasale libera il naso, elimina gli agenti infettivi e gli allergeni, combatte la secchezza delle mucose e impedisce al muco di raggiungere orecchie, tonsille, gola, faringe e bronchi. Come effettuare il lavaggio nasale? Per effettuare il lavaggio nasale, distendete il vostro bambino sul fasciatoio, sul letto o su una qualsiasi superficie. Piegate la testolina del bimbo da un lato, introducete l’erogatore della soluzione nella narice superiore e introducete il liquido nel naso. La soluzione passa, così, da una narice all’altra favorendo l’eliminazione del muco in eccesso. Ripetete l’operazione dall’altro lato, piegando la testa del bambino dall’altro lato. Dopo aver effettuato il lavaggio, alzate il bimbo per favorire la fuoriuscita del muco e pulite il naso del vostro bambino con un fazzolettino. Prima di riporre l’erogatore, sciacquatelo accuratamente sotto l’acqua calda ed asciugatelo bene. Può capitare che il naso del  bambino sia particolarmente chiuso e pieno di catarro.
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Malattie comuni e Nasir® Doccia Nasale
Quest’area del sito raccoglie materiale educativo scritto dai medici che aderiscono alla nostra iniziativa. Il nostro obiettivo è offrire un supporto di parole semplici comprensibili a tutti.  

Le malattie più comuni in pediatria

RSV- virus respiratorio sinciziale E' la causa principale della bronchiolite(l’infiammazione delle piccole vie aeree) e della polmonite. L'infezione inizia con sintomi simili a quelli dell’influenza, come naso che cola e tosse. Otite Ne soffrono moltissimi bambini a causa delle loro piccole trombe di Eustachio. Questi tubi collegano le orecchie alla gola e possono bloccarsi soprattutto a causa del freddo che provoca l'infiammazione. I sintomi includono febbre, agitazione, e ovviamente dolore all’orecchio. La maggior parte delle infezioni dell'orecchio sono dovute a virus e si curano da sole. Le vaccinazioni aiutano a prevenire le infezioni da batteri che possono causare infezioni dell'orecchio. L’otite media con versamento: si tratta di un accumulo di fluido nell'orecchio medio (con o senza dolore) che porta ad un’infezione acuta dell'orecchio o delle alte vie respiratorie. Malattia mani-piedi-bocca E' una malattia esantematica che ha una maggiore diffusone in estate e inizio autunno. Provoca febbre e soprattutto vesciche sulla parte interna della bocca, i palmi delle mani, i glutei e le piante dei piedi. Non è particolarmente contagiosa e di solito dura una decina di giorni. Congiuntivite Lacrimazione, arrossamento, prurito, e le ciglia attaccate a causa del pus sono i principali segni della congiuntivite. Questo disturbo è spesso causato dagli stessi virus che portano il raffreddoree quindi ha una diffusione veloce soprattutto nelle scuole e negli ambienti chiusi. E’ necessario far visitare il bambino per avere una terapia efficace. Quinta malattia Causata dal parvovirus B19, causa un’eruzione cutanea di colore rosso soprattutto sul viso del bambino. La malattia si risolve spontaneamente entro una decina di giorni e non esistono cure particolari. E’ sconsigliata l’esposizione al sole. Infezioni da Rotavirus E' la causa più comune di gastroenteriti virali fra i neonati e i bambini al di sotto dei 5 anni. In particolare, nei bambini molto piccoli (tra i 6 e i 24 mesi) il virus può causare una diarrea severa e disidratazione. La malattia ha un periodo di incubazione di circa due giorni, dopo i quali insorgono febbre, disturbi gastrici, vomito e diarrea acquosa. Spesso si guarisce spontaneamente ma in caso di disidratazione forte è assolutamente necessario recarsi dal medico. Sindrome di Kawasaki Si tratta di una patologia che colpisce soprattutto i bambini d'età inferiore ai 4 anni con un picco nel secondo anno di vita. I sintomi includono febbre alta, eruzioni cutanee a chiazze, gonfiore e arrossamento delle mani e dei piedi, occhi iniettati di sangue, labbra rosse e screpolate. In assenza di trattamento, la malattia può danneggiare il cuore e può essere fatale. Varicella Si previene facilmente facendo vaccinare il proprio bimbo. Poiché la varicella può causare pericolose complicazioni nei neonati, negli adulti e nelle donne in stato di gravidanza, vaccinarsi è estremamente consigliato. Morbillo Anche questa malattia si previene con il vaccino. L'infezione inizia con febbre, naso che cola e tosse, dopodiché su tutto il corpo si presenta un’eruzione cutanea diffusa. La maggior parte dei bambini guarisce in due settimane, ma in alcuni casi la malattia può portare anche alla la polmonite o ad altri problemi. Parotite Si tratta di una malattia infantile che era molto comune prima della diffusione del vaccino specifico. L'infezione spesso non ha sintomisalvo il classico gonfiore delle ghiandole tra l'orecchio e la mascella. Rosolia E' un virus mite che di solito non provoca problemi seri.Tuttavia, può danneggiare il feto se una donna incinta si infetta. I sintomi sono febbre bassa ed esantema cutaneo che si estende dalla faccia al resto del corpo. Il vaccino MMR protegge contro morbillo, parotite e rosolia. Pertosse Si tratta di una malattia infettiva contagiosa, epidemica ed endemica che causa un'infezione acuta delle vie respiratorie. Gli antibiotici non sono particolarmente utili nel trattamento, per cui la vaccinazione è essenziale per la prevenzione. Meningite E' un’infiammazione o infezione del tessuto intorno al cervello e al midollo spinale. In adolescenti e adulti, i sintomi principali sono mal di testa, febbre, e torcicollo. I bambini piccoli possono avere sintomi simil-influenzali o irritabilità estrema. La meningite virale è generalmente mite, ma la meningite batterica è più grave, con gravi conseguenze se non viene trattata rapidamente. Scarlattina E' una malattia infettiva acuta contagiosa, caratteristica dell'età pediatrica, che si manifesta con febbre e con un’eruzione cutanea rossa accompagnata da mal di gola. L'eruzione cutanea inizia sul petto e sull'addome e si diffonde in tutto il corpo, accompagnato da una lingua dall’aspetto a fragola e febbre alta. In assenza di trattamento, può portare alla febbre reumatica e, in rari casi, danni al cuore. Sindrome di Reye Una malattia pediatrica di grave intensità che si presenta a causa della somministrazione di acido acetilsalicilico (la comune aspirina). Si manifesta con nausea, vomito, e sintomi neurologici come perdita della memoria e disorientamento. E’ inoltre è caratterizzata da disturbi epatici talmente gravi da portare a uno stato di coma fino alla morte. Impetigine Un’infezione batterica della pelle, spesso causata da batteri stafilococco. E’ piuttosto comune soprattutto nei mesi estivi e, trattata con i giusti antibiotici non lascia segni sulla pelle. Tigna Un’infezione della cute causata da funghi patogeni. Provoca dei segni rossi a forma tonda sulla pelle o sul cuoio capelluto. Il fungo si diffonde facilmente da bambino a bambino, per questo bisogna evitare di condividere pettini, spazzole, asciugamani e vestiti. Malattia di Lyme (borreliosi) Una malattia di origine batterica che si manifesta con eruzioni cutanee "a bersaglio" o ad "occhio di bue", febbre, brividi e dolori muscolari. La causa della malattia di Lyme è un batterio che infesta le zecche, che a loro volta possono trasmetterlo all'uomo e agli animali.

Allergie stagionali

Si tratta di una reazione alle particelle microscopiche come il polline che provoca starnuti, lacrimazione e naso che cola o chiuso. I bambini possono costantemente strofinare il naso con il palmo della mano, un gesto chiamato il saluto allergico. Non esiste una cura per la febbre da fieno, ma ci sono modi per aiutare a controllare i sintomi.

Raffreddore nei bambini

Naso chiuso, difficoltà a respirare, accessi di tosse improvvisi, vomito di muchi in piena notte, difficoltà a mangiare o ad attaccarsi al seno… sono tutte cose che ogni mamma conosce  bene quando il proprio bimbo è raffreddato! Consigli pratici per alleviare il raffreddore del bambino:

FATELO DORMIRE CON DUE CUSCINI SOTTO IL MATERASSO

Se sta più sollevato respira meglio e diminuisce lo scolo retrofaringeo di muchi con riduzione degli accessi di tosse e del vomito “mucoso”!

FATELO BERE A SUFFICIENZA

Una buona idratazione è fondamentale per rendere i muchi meno densi e fastidiosi!

PULIZIA NASALE CON SOLUZIONI ISOTONICHE (soluzione fisiologica!)

Qual è la prima cosa che fa un adulto quando è raffreddato? Ovviamente lavarsi e soffiarsi il naso! E lo stesso discorso vale per i bambini…
  • Neonati- lattanti- bambini nella rima e seconda infanzia: che ancora non sanno soffiare il naso, sarà utile effettuare i cosiddetti “lavaggetti nasali”con soluzioni isotoniche
  • Bambini che già sanno soffiare il naso, è possibile pulire il naso utilizzando le stesse soluzioni menzionate sopra, dopodichè far soffiare efficacemente il naso al bambino.

PULIZIA NASALE CON SOLUZIONE IPERTONICA

La soluzione salina ipertonica può essere molto utile da accompagnare o sostituire la soluzione fisiologica (soprattutto in bambini con secrezioni particolarmente dense e difficili da sciogliere. Studi recenti mostrano benefici dell’ipertonica anche in bambini con meno di 1 anno di età affetti da bronchiolite. Quest’ultima è una malattia delle piccole vie aeree che può avere talora un decorso severo richiedendo ricovero ospedaliero; essa spesso inizia come un banale raffreddore e poi evolve in distress respiratorio (ovvero: difficoltà respiratoria!). Quindi discutete col vostro pediatra la possibilità di utilizzarla per il vostro piccolo, perché se anche ciò che vi sembra un raffreddore dovesse diventare una bronchiolite nel giro di 2-3 giorni, la soluzione ipertonica sembra apportare significativi benefici!

Febbre nel bambino

La febbre è uno dei più frequenti motivi di preoccupazione da parte dei genitori. Ma 80% degli episodi febbrili che si osservano nel bambino  non sono riconducibili ad una causa specifica e provocata da infezioni virali e in questi casi non va somministrato alcun antibiotico. L’innalzamento della temperatura corporea si determina attraverso un meccanismo fisiopatologico mediato da citochine, molecole della fase acuta, fattori endocrini ed immunologici. La comparsa della febbre nel bambino rappresenta un'evenienza frequente ed è uno dei più comuni sintomi che si manifestano nei primi anni di vita. Soprattutto se compare in modo improvviso o se la temperatura corporea raggiunge livelli ritenuti elevati, la febbre solitamente rappresenta un motivo di allarme e preoccupazione per i genitori. Bisogna, però, tenere in considerazione un dato importante: la febbre è una risposta normale dell'organismo a un'infezione e serve al bambino per difendersi meglio dalla malattia e per distruggere più rapidamente i microbi che l'hanno causata. Un bambino ha la febbre quando la sua temperatura corporea interna supera 37,5°C. In questo caso, la prima azione utile è scoprirlo per aiutarlo a disperdere il calore in eccesso e farlo bere molto , ma senza sforzarlo a mangiare se non se la sente. Se la febbre supera 38,5°C, si deve somministrare l'antipiretico, ricordando che in base alle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità il farmaco da preferire in bambini e adolescenti è il paracetamolo, efficace, sicuro e molto ben tollerato. Se il piccolo si addormenta e poi si sveglia con difficoltà, solo dopo prolungate stimolazioni, significa che non sta bene. Vanno osservati allora i segnali respiratori e deve essere controllata la buona idratazione del piccolo, questo è possibile ispezionando il pannolino del bimbo piccolissimo, la scarsa emissione di urina è un possibile segnale di inizio di disidratazione, questa va accertata anche controllando le mucose di occhi e bocca. Un altro elemento fondamentale di controllo delle condizioni di idratazione del piccolo è il peso corporeo. I genitori dovrebbero sapere qual è il peso del bambino per poter fare un confronto utile, pesandolo non appena inizia a manifestare i sintomi di una forma gastroenterica, con vomito e dissenteria. Se si nota un calo di peso pari circa al dieci per cento, per esempio, mezzo chilo in un bimbo che pesa cinque chili, è possibile sia presente una forma di disidratazione. Al bambino vanno quindi somministrati liquidi: acqua e attaccarlo al seno più spesso. E’ consigliabile cercare di creare le condizioni migliori per il comfort del piccolo e quindi per favorire la naturale evoluzione della febbre. Prima di tutto, è importante non coprire eccessivamente il bimbo: con un pigiamino in cotone felpato o con una comoda tuta, al quale aggiungere eventualmente un golfino leggero e un paio di calzine. Se il bimbo dovesse avere i brividi è perché la febbre sta salendo, in questo caso possiamo distenderlo nel lettino con una copertina leggera ed, eventualmente, una borsa di acqua tiepida ai piedi, da eliminare non appena i brividi sono passati. Per favorire il benessere del bambino è anche importante assecondare i sui desideri in fatto di alimentazione. I neonati allattati al seno possono continuare a prendere il latte dalla mamma: la suzione e il calore materno è per loro fonte di conforto e di idratazione aiutandolo così a riprendersi prima. Per i piccoli nutriti con il biberon, è bene evitare di prendere iniziative circa la quantità dei pasti o la diluizione del latte. Quando un bambino ha la febbre ha meno appetito del solito. Si tratta di una reazione normale, dovuta al fatto che l’organismo ha bisogno di risparmiare energie, altrimenti spese nel processo digestivo, da dedicare tutte alla lotta contro l’infezione. È invece importante idratare il più possibile il bimbo: se ha già qualche mese, oltre all’acqua semplice a temperatura ambiente, gli si può proporre latte tiepido. Se il bambino è molto piccolo, sotto i tre mesi di vita e la febbre è superiore ai 38 gradi rettali ed è persistente, è bene non perdere tempo e recarsi al pronto soccorso per una visita completa finalizzata ad escludere forme respiratorie come bronchiolite.

Allattamento al seno

Neonati e bambini sono stati allattati per millenni, solo nell’ultimo secolo l’allattamento ha subito un calo per la scoperta del latte artificiale. Oggi però molte mamme sono consapevoli del fatto che allattando danno al loro bambino il miglior nutrimento possibile. Latte materno è sano, comodo e presente sempre nella quantità e composizione giusta. Latte materno contiene tutte le sostanze nutrienti necessari al bambino per avere una perfetta partenza alla vita. Inoltre il latte materno si modifica adattandosi in modo individuale ai bisogni del neonato e del bambino che sta crescendo. Alcuni benefici importanti per il bambino sono:
  • Latte materno è facilmente digeribile, non sovracarica il metabolismo del bambino e i nutrienti vengono assorbiti ed assimilati bene.
  • Le sostanze immunitarie che sono contenute nel latte materno proteggono il bambino da infezioni virali e batteriche. Inoltre componenti del latte materno favoriscono lo sviluppo del sistema immunitario nel bambino.
  • La mascella e la mandibola si sviluppano in modo migliore con l’allattamento e con i movimenti della muscolatura orale. Più tardi i bambini soffrono meno di anomalie nella posizione dentaria e di disturbi del linguaggio.
  • L’allattamento riduce il rischio di morire di morte improvvisa in culla.
  • Allattare è più di dare nutrimento. Sviluppa tutti i sensi e soddisfa molti bisogni. Tramite lo stretto contatto corporeo il bambino percepisce calore, sicurezza e affetto. Nasce tra mamma e bambino una profonda relazione emotiva.
Non solo il bambino, anche la mamma profitta dell`allattamento:
  • Dopo il parto l’allattamento sopratutto se frequente favorisce un’involuzione uterina veloce ed effettiva diminuendo così le perdite di sangue.
  • Il rischio di cancro al seno o cancro alle ovaia diminuisce.
  • Allattare e sopratutto l’allattamento prolungato protegge da osteoporosi.
  • Inoltre l’allattamento sgrava il portafoglio e l’ambiente.
Per favorire l'allattamento al seno ed una adeguata produzione di latte è fondamentale che si instauri al più presto un forte legame madre-bambino. Da qui l'importanza del primo momento dopo la nascita (bonding) e del rooming-in. Inoltre il riflesso ossitocinico è più complicato del riflesso prolattinico e può essere influenzato dai pensieri, dai sentimenti e dalle preoccupazioni materne. Sentimenti positivi, come sentirsi soddisfatte del proprio bambino, pensare teneramente a lui e sentirsi convinte che il proprio latte è il meglio per lui, o anche sensazioni come toccare e guardare il proprio bambino, o ascoltarlo piangere, favoriscono il riflesso dell’ossitocina. Invece, sensazioni negative, quali il dolore, la preoccupazione, il timore che il latte non sia sufficiente, possono impedire il riflesso e sospendere il flusso di latte. Fortunatamente, questo effetto è temporaneo. Nel Prematuro la madre può tirare il latte con il bambino nell’incubatrice (la madre guarda o tocca il bambino nell' incubatrice e contemporaneamente tira il latte) oppure effettuarlo dopo la pratica kangaroo care.

Il pianto

Il pianto è l’unica possibilità a disposizione dei neonati per comunicare, a chi si prende cura di loro, un bisogno od un problema. I bambini però, non piangono solo per comunicare un bisogno immediato ma piangono anche per eliminare tensione e stress. Capita sovente che i neonati piangano per ragioni che a prima vista non sono in relazione ad alcuna necessità immediata. Già nel 1962 Brazelton scoprì che i neonati piangono in media da un’ora e mezza alle due ore al giorno, senza alcun motivo manifesto. Il picco massimo di intensità e durata del pianto è tra le 6 ed 8 settimane di vita poi gradualmente diminuisce. Questo schema non è caratteristico dei neonati occidentali ma anche di quelli delle società indigene (anche se lievemente inferiore). Le spiegazioni classiche per il pianto prolungato ed inconsolabile si fanno il più delle volte coincidere con cause organiche e presumibilmente fisiologiche. La più invocata è quella delle cosiddette coliche gassose, sulle quali si è ampiamente scritto, cercando spiegazioni e prove inconfutabili della loro esistenza spesso senza grande successo. Analogamente per quanto riguarda l’immaturità del sistema gastrointestinale o sulla possibilità di allergie a varie sostanze presenti nel latte materno (latte vaccino, caffè, alcol, uova, noci, agrumi, legumi, cipolle, fragole, etc.) o nel latte adattato. Di fatto, superate le 12 settimane di vita la maggior parte dei bambini tende a piangere di meno a prescindere dalle iniziative dei genitori. Poiché le abituali spiegazioni sulle ragioni del pianto dei neonati sono insufficienti, sarebbe utile prendere in considerazione anche le possibili cause emotive. Sembra che i bambini piccoli piangono principalmente per due motivi. Uno è quello di comunicare un bisogno come ad esempio cambiare posizione, essere allattati o essere presi in braccio. L’altro riguarda la funzione di liberarsi dalla tensione e dallo stress fisico e psicologico. Qualora il pianto non comunichi un bisogno fisico immediato, rappresenterebbe, di fatto, un automatismo innato di liberazione dalla tensione, che consentirebbe ai bambini di superare gli effetti di esperienze di spavento o frustrazione verificatesi in precedenza. Molti psichiatri e terapeuti dell’età evolutiva considerano il pianto un’utile espressione dei sentimento con valore terapeutico. Alcune fonti di stress e di traumi sono ovvie, mentre altre non lo sono. Si potrebbero identificare sei principali categorie di traumi o stress durante l’infanzia: i traumi pre e perinatali, i bisogni non soddisfatti, l’eccesso di stimoli, le frustrazioni legate alla crescita, il dolore fisico e le esperienze che provocano paura. Per individuare le fonti di stress del neonato i ricercatori hanno spesso analizzato i livelli di cortisolo durante varie situazioni. Infatti i livelli di cortisolo nei neonati sono di solito elevati alla nascita e durante il periodo immediatamente dopo il parto. Vi è una graduale riduzione dei livelli di cortisolo fino a sei mesi di vita, dopodiché si verificano cambiamenti poco significativi. Il pianto in sé non sembra attivare alcuna reazione stressante mentre sia il pianto che la reazione di stress sono provocati da eventi stressanti.

Cosa fare quando un neonato piange?

È importante ricordare che un po' di stress è inevitabile. Non è possibile proteggere un bambino dalla vita e inoltre i processi di apprendimento e crescita implicano sempre qualche sofferenza e frustrazione. Dunque piuttosto che far smettere di piangere i bambini sarebbe utile ridurre le fonti di stress che creano il bisogno di piangere nella primissima infanzia senza trascurare l'importanza che può avere trascorrere una gravidanza serena. Inoltre, il compito di un genitore dovrebbe essere quello di insegnare ai figli come gestire e affrontare le emozioni conseguenti allo stress. Solitamente i genitori, con le migliori intenzioni, reprimono il pianto offrendo qualche tipo di distrazione che alla fine non serve a rilassare il piccolo che continuerà a piangere quasi come se non fosse compreso. Invece, imparare a gestire in modo costruttivo il pianto potrebbe ridurre notevolmente tensioni e stress all'interno della famiglia impedendo così maltrattamenti fisici e verbali da parte dei genitori spesso esasperati e innervositi dal pianto incessante ed incomprensibile di un bambino. L'ascolto comprensivo dei bambini che esprimono il bisogno di piangere aiuta a rendere più saldo il legame adulto/bambino. In altre parole il pianto dei neonati e dei bambini non andrebbe mai ignorato ma elaborato con calore ed empatia accettandolo in modo da capire se comunica significato di disagio fisico o emozionale.

Il sonno

Sia di giorno che di notte, i bebè e i bambini piccoli hanno bisogno dell’assistenza amorevole e della vicinanza della persona (o delle persone) di riferimento. I loro bisogni sono i medesimi 24 ore su 24 e non hanno ancora sviluppato la nozione del tempo. Se lasciato solo, il bebè o il bambino piccolo è costretto a confrontarsi con una grande paura. Nei casi normali, attiva un metodo di attaccamento sano: cioè mette in atto tutto il possibile per raggiungere la persona di riferimento. Si mette a piangere per far sì che i suoi genitori lo prendano vicino a loro, lo consolino e gli infondino un sentimento di sicurezza. Se i genitori non reagiscono alla sua richiesta di vicinanza e di protezione, prova un acuto dolore di separazione e la sua fiducia si incrina, ciò che può minare la corretta formazione di un attaccamento detto “sicuro” e pregiudicare lo sviluppo futuro. Per questo motivo è sorprendente vedere persone che professionalmente forniscono consigli ai genitori continuare a suggerire loro metodi quali il cosiddetto “apprendimento al sonno” (metodo Ferber o “controlled crying” in inglese; le teorie del dr. Ferber sono diffuse in italiano nel libro “Tutti i bambini fanno la nanna” di Annette Kast-Zahn e Hartmut Morgenroth). Si tratta di lasciare il bambino da solo, la notte al buio, anche se questa situazione lo fa palesemente soffrire. La tecnica del “lasciar piangere”, molto in voga tempo fa, è oggi respinta e vista da tutti gli specialisti come una metodologia molto dolorosa e nefasta per il bambino. Tuttavia la tecnica del lasciar piangere ma con diversi intervalli di presenza (il cosiddetto “condizionamento a frustrazione controllata” o ancora “estinzione adattata”) è spesso ritenuto idoneo, anche se queste pratiche sono ugualmente problematiche per il bambino. Angosciato e stressato, il bebè non si rende probabilmente conto dei pochi minuti di attenzione previsti da questi metodi, minuti che servono principalmente ai genitori per calmare la loro cattiva coscienza. Finora gli effetti secondari del metodo Ferber non sono stati esaminati in nessuno studio prospettico controllato. Condurre una ricerca di questo tipo sarebbe inoltre eticamente inammissibile. Si può quindi permettere a persone la cui funzione è quella di consigliare i genitori di raccomandare il metodo Ferber? Nel quadro delle consulenze sull’allattamento, incontriamo regolarmente mamme che, preoccupate dal comportamento dei loro bambini durante il sonno, hanno ricevuto quale consiglio di applicare un programma di “apprendimento al sonno” sul modello del metodo Ferber. Ma tante madri sentono istintivamente che questo modo di procedere non è salutare per i loro figli. Quelle che hanno applicato il metodo per un periodo di tempo limitato sono sovente ancor più preoccupate dall’intensità dei pianti del loro bambino. I continui risvegli costituiscono una sfida per la maggior parte dei genitori e possono provocare una profonda stanchezza. Ma i genitori che riescono a meglio capire il comportamento dei loro bambini durante il sonno, grazie a un’informazione competente, e che si sentono rafforzati nella loro maniera amorevole di reagire al proprio bambino, vivono spesso meglio i risvegli notturni. Inoltre esistono metodi validi per influenzare il sonno del bambino in maniera positiva, senza lasciarlo piangere da solo (cfr. letteratura indicata).

Allergie

Per allergia si intende una risposta anomala del sistema immunitario scatenata dal contatto con sostanze estranee all'organismo che comunemente sono innocue. Nei bambini ereditariamente predisposti le allergie causano sintomi, infiammazione e patologie a carico di differenti organi ed apparati: - il polmone (asma); - la pelle (eczema, orticaria); - gli occhi e il naso (raffreddore da fieno). Il bambino ereditariamente predisposto (spesso si tratta di un bambino nato da genitori allergici), quando viene a contatto con sostanze estranee normalmente innocue (gli allergeni), produce con molta facilità e in grande quantità un tipo di anticorpi, le immunoglobuline E (reagine, IgE) che scatenano le reazioni allergiche e le malattie allergiche. L'allergia può comparire ad ogni età, anche nel primo anno di vita, ed è proprio influenzata dalla predisposizione genetica. Se mamma e papà non sono allergici, il rischio che un figlio sia allergico è pari al 10 - 15%. Se uno dei genitori è allergico, il rischio sale al 30% mentre se entrambi i genitori soffrono di una malattia allergica, il rischio raggiunge il 60 - 80%. L'allergia è quindi una condizione in cui il sistema immunitario riconosce una sostanza estranea normalmente innocua (allergene) come se fosse un agente aggressivo da cui difendersi energicamente, scatenando una violenta reazione infiammatoria.

Forme allergiche più comuni

- Rinite allergica - Congiuntivite allergica - Asma - Eczema o dermatite atopica - Orticaria La rinite allergica È un'infiammazione della mucosa nasale che causa prurito, starnuti, scolo nasale acquoso e sensazione di naso chiuso: il bambino si strofina ossessivamente la punta del naso (il cosiddetto "saluto allergico").  Quella perenne è causata dall'inalazione di allergeni prevalentemente domestici (soprattutto gli acari della polvere che si nutrono di forfora umana), mentre quella stagionale è causata dai pollini (graminacee, parietaria, ulivo, etc.) e da alcune muffe (alternaria).

La congiuntivite allergica

La congiuntivite allergica, spesso associata alla rinite (oculorinite), consiste in un'infiammazione dell'occhio. Sarà perenne o stagionale a seconda che sia causata da un allergene presente tutto l'anno o soltanto in determinati periodi. Può manifestarsi con differenti sintomi: - l'occhio è arrossato, lacrima e il bambino avverte la sensazione di avere la "sabbia negli occhi"; - il prurito è tanto intenso che il bambino continua a strofinarsi gli occhi con le mani, peggiorando ulteriormente l'infiammazione; - gli occhi sono talmente infiammati che il bambino con congiuntivite allergica è molto infastidito anche dalla luce solare.

L'asma

L'asma è una malattia infiammatoria cronica dei bronchi, caratterizzata da respiro faticoso e sibilante. È di difficile diagnosi prima dei 5 anni di età in quanto il respiro sibilante è frequente nella prima infanzia, anche nei bambini non allergici: dipende infatti dal diametro molto piccolo dei bronchi. Nei bambini piccoli i bronchi si intasano facilmente nel corso di infezioni virali acute, con sintomi molto simili a quelli dell'asma allergico.   Se gli episodi di ostruzione bronchiale e di sibili espiratori continuano o iniziano dopo i 5 anni di età, si può parlare di una vera e propria asma bronchiale cronica che, nella grande maggioranza dei casi, è di origine allergica. Può anche iniziare con tosse secca e stizzosa ma, aggravandosi, si fa evidente lo spasmo dei bronchi e si avvertono fischi e sibili durante l'espirazione dell'aria perché si accentua il restringimento del lume bronchiale. Il bambino avverte difficoltà respiratoria, è agitato, il respiro si fa affannoso e, se l'ostruzione è molto grave, può presentare colorito scuro (cianotico) per insufficiente ossigenazione dei tessuti.

L'eczema o dermatite atopica

E’ una malattia infiammatoria della pelle  ad andamento cronico-ricorrente caratterizzata da infiammazione intensamente pruriginosa. Nella fase acuta prevale la presenza di papule, vescicole e secrezione sierosa, mentre nella fase cronica predomina la secchezza e l'ispessimento della pelle (la cosiddetta lichenificazione). L'infiammazione si accompagna ad un'esagerata reattività della pelle: viene così a crearsi un circolo vizioso e la malattia diventa cronica: la pelle è arrossata, il prurito è intenso e sono presenti piaghe (fissurazioni) per lo più nelle pieghe del collo, delle ascelle e dell'inguine. Il grattamento peggiora l'infiammazione e facilita l'infezione della pelle da parte di batteri come lo stafilococco. L'eczema atopico ha molte caratteristiche in comune con le malattie allergiche: - la familiarità per malattie allergiche; - gli alti livelli di IgE; - la presenza di anticorpi IgE diretti contro vari allergeni; - la frequente presenza nello stesso bambino di altre malattie allergiche, come rinite ed asma bronchiale. L'allergia da sola tuttavia non spiega la dermatite allergica. A determinarla contribuiscono altri fattori come le infezioni e l'esagerata sensibilità della pelle a tutti gli stimoli: sfregamento, cambiamento di temperatura ed esposizione ai raggi solari.

L'orticaria

È molto ben riconoscibile perché caratterizzata dalla comparsa di pomfi: protuberanze della pelle di pochi millimetri o di diversi centimetri di diametro, in genere di colore pallido ma circondati da un alone rosso. Il pomfo causa intenso prurito e può durare da pochi minuti a diverse ore oltre a poter cambiare di forma. Talvolta la protuberanza si estende e diventa cospicua specie alle labbra, alle palpebre, alle estremità degli arti, ai genitali o ad altre zone del corpo prendendo il nome di angioedema.   Nel lattante è frequente l'angioedema alle mani, ai piedi, al viso ed ai genitali. Nel corso della propria vita circa una persona su 5 presenta almeno un episodio di orticaria: nel bambino l'incidenza varia dal 5% al 7 %, ma si tratta per lo più di episodi acuti; l'orticaria cronica colpisce soltanto lo 0,2 - 1 % dei bambini.   Nella maggior parte dei casi l'orticaria acuta è scatenata dalle infezioni e talvolta dall'effetto combinato dell'infezione e dei farmaci utilizzati per curarla (ad esempio gli antibiotici). Assai più raramente è in causa un'allergia alimentare o una parassitosi intestinale.

L'allergia alimentare

L'allergia alimentare è una reazione scatenata dall'ingestione di proteine alimentari come quelle del latte animale, dell'uovo di gallina, del grano, della soia, del pesce, della frutta e della verdura. Colpisce meno dell'1% dei bambini e nella maggior parte dei casi migliora spontaneamente entro i 6 anni di vita, quando il bambino diventa tollerante nei confronti dell'alimento in causa. Le manifestazioni causate dall'allergia alimentare possono essere: - gastroenteriche (anafilassi gastrointestinale,vomito e diarrea, sangue nelle feci, coliche addominali gravi in conseguenza dell'assunzione del cibo sospetto); - cutanee (orticaria–angioedema, specie se a carico delle labbra e della lingua; dermatite atopica); - raramente respiratorie (rinite e asma). La promozione dell'allattamento al seno rappresenta lo strumento principale per ritardare o evitare la comparsa di manifestazioni conseguenti all'allergia al latte vaccino nel lattante.

Il respiro rumoroso

Molti genitori, soprattutto se alla prima esperienza, si preoccupano nel sentire il respiro del proprio bambino rumoroso e veloce. In realtà, la rumorosità del respiro del neonato è una condizione fisiologica dovuta alla conformazione delle fosse nasali che, al passaggio dell’aria, crea una sorta di turbolenza. Le mucose nasali del lattante, inoltre, reagiscono molto facilmente agli stimoli che provengono dall’ambiente esterno come umidità, sbalzi di temperatura, fumo, etc. Questo favorisce la produzione di secrezioni nasali che aumentano la resistenza all’aria e la conseguente rumorosità. Il bambino, soprattutto nei primi mesi di vita, non è ancora in grado di espettorare da solo i muchi prodotti e l’aria che nel naso passa attraverso queste secrezioni crea un rimbombo nella cassa toracica. Il respiro del neonato, inoltre, si presenta, generalmente, molto veloce. Questo perchè la capacità dei polmoni del lattante di immagazzinare aria è minore rispetto a quella di un adulto. Se la rumorosità del respiro nel neonato non si accompagna ad altri disturbi come tosse intensa e notturna, non bisogna preoccuparsi. Basterà pulire il naso del bambino con una soluzione fisiologica per liberarlo da eventuali muchi e farlo respirare meglio. E’ importante, comunque, prestare attenzione e imparare a riconoscere i diversi rumori che il bambino fa mentre respira:
  • russare: deriva da un ostacolo che impedisce il corretto passaggio dell’aria nel naso o nella gola. La causa principale del russare nei bambini sono le adenoidi o le tonsille ingrossate che, soprattutto durante il sonno, possono determinare interruzioni del respiro dette apnee;
  • rantolo: è un rumore causato dall’aria che, ostacolata dal muco, vibra nella gola e nella cassa toracica del bambino. Può essere sentito mettendo una mano sul dorso del bimbo;
  • stridore: è un rumore vibrato che si presenta quando il neonato inspira l’aria. E’ caratteristico delle infiammazioni della laringe. Generalmente, si accompagna a tosse metallica e roca;
  • respiro asmatico: è un rumore che il bambino produce nel momento in cui espira l’aria. E’ causato da un’infiammazione o da un’ostruzione dei bronchi (ad esempio l’asma).
Per aiutare il bambino a respirare meglio basta, in linea di massima, liberargli e tenergli pulito il naso. Se questo non è sufficiente e la rumorosità si accompagna ad altri disturbi come suoni sibilanti e stridenti, tosse metallica e febbre è opportuno consultare il pediatra.

L’importanza del giusto microclima domestico

Quando in casa arriva un bebè è fondamentale che i genitori tengano sotto controllo ogni dettaglio. Tutto, anche ciò che prima appariva insignificante, deve essere a prova di bambino.  Uno degli aspetti di primaria importanza da considerare è l’ambiente in cui il nuovo arrivato dovrà vivere.  Nello specifico, l’aria di casa dovrà essere ottimale per la salute dei bambini. Nei neonati, infatti, i meccanismi di termoregolazione, che consentono di mantenere una temperatura corporea costante, non sono ancora del tutto funzionanti.  Questo comporta, da parte del bambino, un maggior consumo di ossigeno in presenza di sbalzi di temperatura e di umidità. Per questo, spetta ai genitori garantire al bebè la cosiddetta termoneutralità: un ambiente ottimale in cui il bambino sarà in grado di mantenere la propria temperatura corporea senza dispendio di energia. Per un neonato sano, nato nei giusti tempi e adeguatamente vestito la temperatura ideale è di 22° sia di giorno che di notte mentre l’umidità relativa deve aggirarsi tra il40 e il 60%. Per un bambino nato prematuramente, con un peso di oltre 2 kg e vestito,  invece, l’ambiente termoneutrale prevede una temperatura  di 24° e un’umidità relativa del 50%. Anche l’acqua per il bagnetto deve essere controllata: la sua temperatura deve essere di 36-37°. Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che un’errata temperatura ed un’eccessiva umidità dell’aria possono causare problemi alla salute del bambino.  Un’eccessiva umidità nelle abitazioni, causata da infiltrazioni o dalla condensa, e la conseguente presenza di muffe e altri parassiti favoriscono nei bambini l’insorgere di infezioni. Nel dettaglio, i bimbi che vivono in ambienti umidi sono soggetti maggiormente a mal di golafaringititonsillitiallergie respiratorieasmamal di orecchie e otiti. Anche ambienti troppo secchi, però, possono  creare dei problemi ai bambini, provocando l’irritazione delle mucose delle vie respiratorie e quindi ostruzione del naso e infezioni alla gola. Per mantenere un corretto grado di umidità dell’aria nelle abitazioni bisogna avere impianti di riscaldamento e areazione perfettamente funzionanti .  Anche il ricambio d’aria è fondamentale per mantenere il giusto microclima domestico:  anche durante l’inverno è bene aprire le finestre per circa un’ora al giorno per aerare gli ambienti. Se l’aria di casa è secca, è opportuno umidificarla attraverso , ad esempio, gli umidificatori di coccio da applicare ai radiatori o quelli elettrici. Questi apparecchi, grazie al vapore acqueo, ristabilizza il giusto tasso di umidità nell’aria. Se, invece, l’umidità è eccessiva si può utilizzare il deumidificatore.
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Come affrontare la stagione autunnale

Come affrontare la stagione autunnale
Con l'arrivo dell'autunno e dei primi freddi siamo maggiormente esposti al rischio di contrarre raffreddore o altri sintomi influenzali. Il raffreddore colpisce tutti: dai bambini, ai giovani fino ad arrivare agli anziani. Possiamo però difenderci o quanto meno prevenire.
Starnuti, naso che cola, catarro e occhi arrossati e lacrimosi. Sono i sintomi del raffreddore del rientro dalle vacanze che colpiscono cca 10 mila bambini italiani nei primi giorni d’autunno. Lo sbalzo termico blocca il principale meccanismo di difesa delle prime vie respiratorie e favorisce l’introduzione dei virus. Ma attenzione: non si tratta di influenza stagionale ma di virus parainfluenzali (ne esistono di 260 tipi diversi e ciascuno colpisce con sintomi diversi che variano dal raffreddore al mal di gola) che vanno curati con farmaci di automedicazione e tanta pazienza.
Una particolare attenzione ai neonati che sono particolarmente vulnerabili alle basse temperature: meglio evitare il marsupio quando fa freddo e preferire carrozzina o passeggino; mettere sempre un cappellino perché il 30% della perdita di calore avviene attraverso il capo. Infine né bene chiedere consiglio al pediatra per avviare una terapia che rafforzi il sistema immunitario in vista della stagione fredda.
Ma perché ci si ammala di influenza, tosse e raffreddore?
Il sistema immunitario, con il freddo esterno, viene indebolito dal lavoro supplementare richiesto dalla termoregolazione. In questi casi per esempio l’aria fredda, che asciuga, può provocare alterazioni e piccole lesioni delle mucose, da cui possono penetrare virus e batteri. Inoltre il freddo esterno contrae i vasi sanguigni periferici, riduce la quantità di sangue nei tessuti e abbassa il numero degli anticorpi addetti alla difesa dai virus dell'influenza.
Diversi fattori possono determinare le tipiche malattie invernali a carico dell’apparato respiratorio, come raffreddori, riniti, faringiti, tonsilliti, laringiti, tracheiti, sinusiti, afonie. Infatti l’apparato respiratorio, entrando in contatto diretto con l’aria fredda, risente maggiormente degli effetti negativi delle basse temperature.
Quindi bisogna difendersi con i strumenti di prevenzione e rimedi contro le malattie da raffreddamento, soprattutto nei momenti di sbalzi di temperatura.
Come affrontare dunque i primi mali di stagione senza il rischio di spiacevoli conseguenze sul ménage familiare? Le parole d’ordine sono prevenzione e pronto intervento Ecco allora qualche consiglio per evitare e gestire la comparsa del raffreddore.


  • Utilizzare fazzoletti usa e getta e buttarli in un bidone chiuso per evitare il contagio di chi ci sta vicino
  • Fare dei lavaggi nasali
  • Proteggere gola e naso, soprattutto in luoghi affollati e a contatto con persone infette
  • Lavarsi frequentemente le mani, meglio se con detergenti antisettici
  • Curare l’alimentazione: integrare frutta e verdura all’interno del proprio regime alimentare, in particolare con il cavolo, che contiene ferro, vitamina C e sali minerali; l’aglio, grazie alla notevole quantità di ferro, sali minerali e vitamine e gli agrumi, ricchi di vitamina C.

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Nasino chiuso….. Come risolverlo?

I rigori di ogni stagione e la lotta contro le congestioni nasali, le allergie e l’inquinamento da micropolveri sono tra i temi più dibattuti soprattutto nell’infanzia. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha riscontrato nelle grandi città italiane una presenza di micropolveri davvero allarmante; i dati ci dicono che le patologie respiratorie nei bambini sono in aumento e che ogni anno ci sono almeno 30.000 bambini colpiti da bronchite acuta. I pediatri consigliano sempre più spesso ai piccoli pazienti cicli di cure termali per prevenire o curare le patologie delle vie respiratorie o le forme allergiche. Oggi si assiste alla riscoperta dei benefici di alcune sane abitudini che potrebbero avere ottimi risultati terapeutici utilizzando le soluzioni saline che agiscono immediatamente sulle cavità nasali donando sollievo e ottimizzando la respirazione. L’incapacità dei più piccoli a soffiarsi il naso favorisce, inoltre, il ristagno delle secrezioni che facilitano l’attecchimento dei germi. L’ipertrofia delle adenoidi determina che il bimbo respiri rumorosamente di notte, spesso con la bocca aperta, a volte russando e la voce può diventare nasale. Nei mesi invernali e primaverili i bambini soffrono di raffreddori frequenti e disturbi dell’udito a causa dell’accumulo di catarro nelle tube di Eustachio. Aumentando le difese immunitarie del bambino si riesce, ad ottenere una giusta prevenzione all’insorgere di episodi influenzali e di tutte le forme di raffreddore, tonsilliti o faringiti che spesso influiscono sulla salute dei più piccoli. Convincere i più piccoli ad effettuare un lavaggio o una doccia nasale potrebbe avere un effetto preventivo e terapeutico. È dunque importante che il bimbo venga seguito dal genitore soprattutto durante i primi lavaggi nasali.

NASIR BABY®

Un approccio graduale ed educativo consente di coinvolgere maggiormente il bambino, permettendogli di sentirsi a suo agio, di responsabilizzarlo e indirizzarlo verso una sicura autonomia nel lavaggio nasale. Le inalazioni termali costituiscono un rimedio, tanto efficace quanto naturale, per tutte le patologie delle vie aeree superiori ed inferiori; con un marcato effetto decongestionante e antinfiammatorio sulle mucose, favoriscono una giusta reazione alle aggressioni esterne.

La doccia nasale rappresenta oggi un’azione preventiva e curativa dei distretti nasali da praticarsi con soluzioni saline a temperatura corporea o lievemente superiore. È indicata nella prevenzione delle congestioni nasali delle mucose nasali e dei seni paranasali e nelle patologie nasali croniche quali le riniti mucopurulente e crostose e le rinosinusiti. Viene in genere effettuata quotidianamente oppure a giorni alterni e può essere associata ad altre terapie inalatorie. La doccia nasale libera dalle secrezioni catarrali unendo un piacevole “massaggio idrico”. Inoltre, permette un intenso assorbimento dei principi attivi (oligoelementi e sali minerali) contenuti nella soluzione, nonché una profonda azione detergente e umidificante locale. Il suo semplice uso a pressione sull'erogatore consente di raggiungere facilmente i seni nasali oltre ad essere indicato per sinusiti e rinofaringiti. È un ottimo metodo per detergere le mucose prima di qualunque altra terapia ed aprire il fastidioso "naso chiuso". Contattateci per una prova gratuita per voi e il vostro bambino.

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